COMMENTO AL BUON SAMARITANO DI LUCA!

Dal Vangelo secondo Luca (10-25) IL BUON SAMARITANO!
"Or ecco, un dottore della legge si alzò e domandò, per metterlo in imbarazzo: "Maestro, che cosa devo fare per possedere la vita eterna?". Egli rispose: "Che cosa è scritto nella legge? Che vi leggi?". Quello rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso". Gesù soggiunse: "Hai risposto bene: fa così e vivrai". Ma egli, volendo giustificarsi, domandò a Gesù: "E chi è il tuo prossimo?".

Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e si imbattè nei ladri, i quali lo spogliarono, lo caricarono di percosse e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Ora, un sacerdote, a caso, scendeva per la medesima strada, lo vide, ma passò oltre. Così pure un levita, sopraggiunto in quel luogo, lo vide e tirò innanzi. Ma un Samaritano, che era in viaggio, arrivatogli vicino, lo vide e n'ebbe pietà. Gli si accostò, fasciò le sue ferite, versandovi olio e vino; poi, fattolo salire sul suo giumento, lo condusse all'albergo ed ebbe cura di lui. Il giorno dopo, prese due denari e li diede all'albergatore dicendogli: "Abbi cura di lui, e quanto spenderai in più, io te lo restituirò al mio ritorno. Quale di questi tre ti sembra sia stato il prossimo per quell'uomo che s'imbattè nei ladri?" Egli rispose: "Colui che ebbe compassione di lui". E Gesù gli disse: "Va' e tu pure fa lo stesso"."

COMMENTO

Normalmente i cattolici omettono sempre di commentare la parte iniziale della storia e la parte finale!
I soggetti da prendere in considerazione nello svolgimento del racconto sono cinque: l'uomo ferito, i ladri, il sacerdote, il levita e il samaritano.
Queste cinque figure sono rappresentative della struttura sociale e il racconto di Luca definisce il modo di operare al suo interno.
L'uomo ferita è il soggetto sociale; il sacerdote e il levita stanno a rappresentare il potere religioso e quello politico e il samaritano indica come devono operare i cristiani al fine di appropriarsi del potere religioso e del potere politico. La posta in gioco è il Sistema Sociale rappresentato dall'uomo ferito del quale si prendono cura i cristiani mentre non è scorto dal potere politico e dal potere religioso. Il quinto personaggio fondamentale del racconto è la Provvidenza Divina: i ladri!
Il potere religioso può indicare nei ladri il peccato, la censura morale invocando l'ira del dio o degli dei; il potere politico li può far arrestare, processare e condannare. Solo per i cristiani i ladri diventano la provvidenza consentendo loro, a basso prezzo, di diventare "il prossimo" di chi per ragioni dottrinali o sociali li avrebbe respinti.
Senza la presenza dei ladri, i cristiani non avrebbero avuto nessuna speranza di diventare prossimo di nessuno.
Il Sistema Sociale avrebbe potuto benissimo esistere senza la provvidenza (i ladri) e chi sfrutta la provvidenza (i cristiani). All'interno del racconto quella struttura sacerdotale non infieriva sull'uomo e nemmeno la struttura politica nella persona del levita. Avrebbero potuto esistere, costruire la loro vita, fare i loro progetti. Un equilibrio che avrebbe potuto svilupparsi in armonia fintanto che non arriva la provvidenza del dio padrone, spezza l'equilibrio e né la classe religiosa, né quella politica si rendono conto che l'equilibrio al loro interno è spezzato. Si accorge che l'equilibrio sociale è spezzato un individuo esterno (il Samaritano è sempre all'interno dell'ebraismo, ma è diverso dagli altri ebrei per la quantità e la qualità dei libri della sua bibbia). Quell'individuo interviene. Ma non interviene per ristabilire un equilibrio spezzato. Interviene per approfittarne dell'equilibrio spezzato e volgerlo a proprio favore. Questo individuo non arresta i ladri; non rimuove le condizioni sociali che hanno portato degli individui a rubare; non mette in guardia i religiosi e i politici dagli errori che stanno facendo. Interviene sul Sistema Sociale il quale è costretto a pagargli un prezzo. Il prezzo che il Sistema Sociale gli paga è quello di "considerarlo suo prossimo". Considerarlo "suo prossimo", non per semplice gratitudine, ma in contrapposizione alla classe sacerdotale e alla classe politica. Per l'aiuto ricevuto contro la provvidenza egli fa saltare la struttura sociale che aveva fino a quel momento mantenuto l'equilibrio sostituendola con quella del "suo prossimo".
Il prezzo che viene pagato, per essere stato soccorso, è la distruzione della struttura sociale.
Un'operazione analoga fu tentata dalla Teresa di Calcutta, la macellaia dell'India a Bhopal. A Bhopal esplose una fabbrica chimica che massacrò decine di persone e disperse sostanze chimiche che rese menomate migliaia di persone. Né i politici, né i religiosi si erano accorti cosa stavano facendo i ladri. Gli uni e gli altri, anche se alcuni di loro li hanno favoriti, li avrebbero perseguiti: ebbene, la macellaia dell'India li protesse ingiungendo agli invalidi di perdonarli! Perché questo? Perché le davano l'occasione di farsi considerare "loro prossimo" e di usarli a suo favore contro il sistema politico e il sistema religioso di quel paese consentendo ai cristiani di entrare e battezzare le persone menomate. Così i ladri di Bhopal erano diventati la sua provvidenza; la provvidenza del buon samaritano che diventava prossimo di chi era danneggiato dai ladri.
Così nei Sistemi Sociali non ci sono sempre a disposizione dei ladri che possono fungere da provvidenza, i ladri i cristiani li costruiscono per favorire la loro provvidenza. Così i colonialisti erano cristiani! Mentre gli eserciti massacravano i missionari convincevano a sottomettersi e a farsi battezzare, salvo lasciare il passo all'esercito quando qualcuno non voleva farsi battezzare.
La storia del Buon Samaritano di Luca si lega alla storiella de Il Giovane Ricco di Marco!
La storia è esattamente la stessa. Ha le stesse finalità, ma parte da due presupposti diversi. Mentre nella storia de Il Giovane Ricco Gesù deve distruggere la ricchezza per trasformare la persona in povera, miserevole e con essa il Sistema Sociale in quanto sta per arrivare la fine del mondo con lui che scende dalle nuvole alla destra di suo padre mentre le stelle cadono sulla terra, nel racconto de Il Buon Samaritano la storia della fine del mondo non esiste più ( se non in sottofondo, tanto per terrorizzare gli uomini) e viene impostata una guerra di lunga durata al fine di distruggere i Sistemi Sociali e appropriarsene.
Anche la qualità della premessa è funzionale a questo proviamo a confrontare le due premesse!
In Marco: "Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale accorse, si gettò in ginocchio davanti a lui e gli domandò: "Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna?". Gesù gli disse: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non ammazzare; non commettere adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non frodare; onora il padre e la madre". Quegli rispose: "Maestro, tutto questo io l'ho osservato fin dalla mia giovinezza". Allora Gesù, fissando il suo sguardo sopra di lui, lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: va', vendi quanto possiedi e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi portando la croce." Marco 10-17
In Luca: "Or ecco, un dottore della legge si alzò e domandò, per metterlo in imbarazzo: "Maestro, che cosa devo fare per possedere la vita eterna?". Egli rispose: "Che cosa è scritto nella legge? Che vi leggi?". Quello rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso". Gesù soggiunse: "Hai risposto bene: fa così e vivrai". Ma egli, volendo giustificarsi, domandò a Gesù: "E chi è il tuo prossimo?". Luca 10-25
Questi sono i due preamboli delle storie, solo che in Marco ciò che è necessario seguire ha delle pretese sociali (non uccidere, ecc.) in Luca queste spariscono, diventa prioritario non il comportamento sociale (per quanto si voglia interpretare) ma l'assoluta sottomissione ai progetti di destabilizzazione sociale di cui il dio dei cristiani è portatore. Infatti, in Luca, diventa molto più agevole per i cristiani ammazzare le persone perché , se si ama il proprio dio padrone con tutta l'anima si può, per amore del proprio dio padrone, ammazzare chi non fa altrettanto. Amare con tutta l'anima dio significa amare con tutta l'anima chi lo rappresenta: questo faceva la Teresa di Calcutta quando voleva impedire agli ammalati di Bhopal di farsi pagare i danni dall'industria chimica. Quel danneggiamento era la provvidenza che le consentiva di appropriarsi di quel Sistema Sociale.
Se i ladri non ci sono, si costruiscono le condizioni affinché i ladri ci siano!

IL SENSO DEL RACCONTO DECONTESTUALIZZAZIONE E FINALITA'!

Tutte le storie chiamate parabole dei vangeli ufficiali sono dei racconti decontestualizzati. I personaggi che vi appaiono sono individui senza storia, senza trasformazioni, senza contesti socio-culturali e senza passioni. Non è una scelta casuale degli evangelisti, è una precisa strategia narrativa in cui la situazione manifesta un principio dottrinale che nato nella testa dell'evangelista conduce la sua azione nella vita quotidiana.
La decontestualizzazione dei personaggi e delle situazioni permette la riproduzione di quei personaggi e di quelle situazioni in contesti culturali diversi. E' lasciato spazio al lettore riempire con la propria immaginazione i personaggi, il significato delle loro azioni, la rappresentazione dei personaggi nella società in cui sta vivendo, le storie che precedono l'apparizione dei personaggi e può fantasticare sul seguito della storia. Nel far questo, il lettore si immedesima assumendo il punto di vista del protagonista della storia. Può parteggiare per (in questo caso) il buon Samaritano, esaltarlo, fare il tifo, disprezzare il prete e il levita e immaginare che le strutture politiche di ogni popolo abbiano al vertice persone che si comportano come il levita e che le persone religiose (che non sono come il buon Samaritano) abbiano rappresentanti come il sacerdote! Così che i Buoni Samaritani possano impadronisrsi dei Sistemi Sociali approfittando dell'azione della provvidenza (ladri, eventi naturali o altro) scalzare le religioni presenti (ciò che ha condotto la nascita di quel Sistema Sociale) le gerarchie politiche (chi lo sta gestendo in quel momento), appropriarsene con l'aiuto di chi si è fatto loro prossimo e sostituire con una gerarchia religiosa e politica che effettivamente manifesti i comportamenti descritti (totale indifferenza per il Sistema Sociale) con dei fini precisi: permettere ai Buoni Samaritani (che essi controllano) di guadagnarsi la vita eterna in un Sistema Sociale che mantengono nella miseria!
1600 anni di storia della chiesa cattolica manifestano abbondantemente questo!
Diverso è il discorso relativo alle storie e ai miti Greci o dell'area mediterranea.
Spesso l'Eroe è figlio di un DIO! Oppure appartiene ad una generazione nata da DEI! Cosa implica questo? Significa che prima di arrivare sulla scena del mito l'individuo ha fatto un percorso di trasformazione soggettiva tale da manifestare le caratteristiche di quel dio. Per l'economia del racconto non è importante parlare di cosa ha fatto per; è importante che il lettore sappia che quell'individuo si presenta nella storia con delle caratteristiche particolari con cui affronta le contraddizioni oggetto della storia.
Nei miti mediterranei c'è un'altra caratteristica che le storie dei vangeli occultano. Nel mito, il fine della storia è nella storia stessa. Se Esculapio fa' risorgere Ippolito è perché ha deciso di far risolgere Ippolito. Il suo moto dello spirito viene soddisfatto nell'azione che compie.
L'azione che compie il Buon Samaritano non è fine a sé stessa. Il moto di spirito del Buon Samaritano non si esaurisce nell'azione che compie, ma è finalizzata ad acquisire un prossimo al fine di guadagnarsi la vita eterna! Più o meno come la Teresa di Calcutta in cui la sua azione non era finalizzata a quanto millantava di fare, ma era finalizzata a guadagnarsi la santificazione.
Da alcuni milioni di anni l'Essere Umano ha iniziato a muoversi dall'Africa per estendere la sua presenza in tutta la faccia della terra. Se gli Esseri Umani non si fossero sorretti a vicenda nelle traversie della vita non avrebbero potuto compiere tutte quelle trasformazioni e migrazioni. Se il mio vicino è forte, rafforza anche me! Se io sono forte rafforzo anche il mio vicino! La solidarietà umana, all'interno dello stesso Sistema Sociale è fondamentale per rafforzare la vita. A Roma Antica lo stato distribuiva pane, vino e olio (e giochi) proprio per evitare la miseria dei cittadini indigenti. La solidarietà umana era fine a sé stessa; aveva la funzione di vivere assieme!
Nel racconto non esiste solidarietà umana! Esiste solo opportunismo!
Il fine di soccorrere chi era in difficoltà non era quello di aiutare sé stessi aiutando chi era in difficoltà, ma era quello di guadagnarsi la vita eterna! Il fine per cui si soccorre è diverso dal soccorrere!
Infatti in tutta la storia non è importante l'Essere Umano, ma è importante il fine: guadagnarsi la vita eterna facendo del bene al prossimo! Il prossimo è trasformato in oggetto che DEVE essere in difficoltà, meglio se in miseria, affinché io possa fargli del bene e, con questo, guadagnarmi la vita eterna!
Un'aberrazione del genere è assolutamente inumana. Se l'umanità avesse manifestato questo principio non sarebbe MAI divenuta ciò che è. Le civiltà non sarebbero mai nate, né l'Essere Umano si sarebbe diffuso sulla faccia della terra.
Manifestando questo principio l'Essere Umano non ha futuro. Però a Luca questo non interessa. A lui interessa soltanto costruire una strategia per impossessarsi degli Esseri Umani costringendoli ad essere riconoscenti a quanti costruiscono per loro la miseria nella vita.

Marghera, 07.01.2003

Affinché chiunque possa leggere, commentare e confrontare!
PER COMPRENDERE IL TRUFFARE DEI CATTOLICI PRESENTIAMO UN'INTERPRETAZIONE CATTOLICA TROVATA IN RETE.

Trovata al sito: appena potrò inserirò l'url (ndw: nota del webmaster)
Riportata integralmente

Gesù disse:
«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo
spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide
passò oltre dall`altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide
e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto
lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite,
versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a
una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari
e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in
più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato
il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha
avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va e anche tu fa lo stesso».

Chi è quindi il nostro prossimo? E chi è colui che ha soccorso un uomo in
estrema necessità?

Proviamo ad analizzare, in una sorta di moviola, l'ambientazione, le
circostanze e il personaggio stesso, seppur simbolico, che si muove ed opera
in questa parabola cristiana.

La storia, con cui Gesù risponde alla domanda, si riallaccia ad un
avvenimento reale, almeno nell'ambientazione scenica: la strada da
Gerusalemme a Gerico era una discesa di 27 km, tutta curve, e ancora oggi si
presta bene ad agguati e rapine.

Davanti a un infelice "spogliato, percosso e mezzo morto", il sacerdote e il
levita, vedono e passano oltre; essi hanno regole ben precise da rispettare,
secondo il loro culto.

Un Samaritano, invece, agisce in base a ciò che la situazione richiede, e
non secondo leggi e norme umane. In atto di misericordia e compassione, egli
lava le ferite dell'uomo assalito dai briganti, interrompe il suo viaggio e
non soltanto, rimanda i suoi orari e i suoi affari, e spende il suo denaro
per soccorrerlo. Egli ama questo sconosciuto come se stesso, e gli offre
aiuto generoso e gratuito, a scapito dei suoi interessi, compiendo così, l'
opera che Dio stesso avrebbe fatto, se si fosse trovato a passare in quel
momento e su quella strada.

Egli vive nella sua persona i comportamenti di Gesù, che ha sacrificato la
vita per gli altri, amici e nemici. Gesù ha amato veramente tutti, senza
chiedere a nessuno la carta d'identità razziale, o religiosa, o il
certificato di buona condotta e di profitto spirituale.

Il Samaritano riconosce se stesso nell'altro, egli è intessuto in quella
trama fitta, in cui avviene lo scambio della propria vita con la vita
altrui.

Ma quali panni indossa, oggi, questa figura simbolica?

In cosa differisce la sua opera, espressa nel sentiero polveroso di un'
antica Gerico, da una moderna metropoli asfaltata?

Egli si aggira tra la corsia di un ospedale, dietro il telefono di un'
associazione, alla guida di un'ambulanza, tra le fiamme di un incendio, o a
distribuire un pasto. Egli ci offre la parola, e lenisce quelle sofferenze
che la nostra via tortuosa, la nostra Gerico interiore, ci presenta. Non
esiste razza, condizione sociale, credo politico, o spirituale. Il nostro
prossimo designa tutti gli uomini e le donne, ma in particolare i più
colpiti, i più bisognosi. Bisogna avvicinarsi a essi fino a identificarsi
con loro, come fossero noi stessi: perché sono noi stessi! E nessuno è così
lontano da non esser pronti in qualunque momento ad offrire soccorso.

Il Samaritano di oggi perpetua quell'atto d'amore che è donato in silenzio,
e che riconosce a tutti la stessa dignità, usando una parola, o una carezza
come unguento.

Indossa i panni del collega assonnato dopo un turno di notte, e che ritorna
ai doveri del lavoro ed alla sua vita quotidiana; o il vicino di casa, che
spesso non salutiamo. In cambio essi non pretendono nulla, se non quel
riempire se stessi nel donare all'altro.

Questo è il Samaritano del nostro secolo; in fondo sempre lo stesso, e che
con quello stesso amore incondizionato, con quello stesso amore attivo,
servendo il suo simile, offre il suo servizio Dio.

Il Samaritano di oggi concretizza quell'antica parola di Dio, parola e atto,
che non dovremo mai dimenticare di tramandare ai nostri figli, quando ci
porranno la domanda:

<<Chi è il mio prossimo?>>. Saremo noi il Verbo, sarà nostra la voce che
risponderà <<..un uomo, che scendeva da Gerusalemme a Gerico, fu percosso
dai briganti. Un Samaritano ne ebbe compassione e si prese cura di lui..Va
figlio, e anche tu fa lo stesso>>.


Una rilettura della parabola. L'uomo che scende da Gerusalemme rappresenta
la stessa creatura umana che si allontana dalla città santa (dalla comunione
salvifica con Dio) e percorre una strada in discesa (la sua decadenza morale
e spirituale). Allontanandosi dalla comunione e dalla protezione che solo
Dio sa offrire, ci incamminiamo ineluttabilmente su una strada di decadenza
morale e spirituale. La via attraversa una zona desertica, inospitale e
pericolosa, come arida e ingannevole è la via che conduce lontano da Dio in
questo mondo. Lungo questa via incontriamo il nemico di Dio e di ogni bene,
Satana, il "ladrone", il quale ci spoglia di tutte le prerogative e beni che
Dio ci ha concesso, ci ferisce e ci lascia "mezzi morti" (Satana, dopo
averci ingannati, devasta impietosamente la nostra vita). Il sacerdote e il
levita che passano di lì per caso rappresentano la religione e la politica
che, con le sue vane cerimonie, tradizioni, moralismo e bei discorsi, non
sono in grado di far nulla per il peccatore, né guarirlo, né salvarlo, né
rendergli la vita degna e vivibile. Il samaritano in viaggio rappresenta il
Cristo, anticonformista e "straniero" per questo mondo. Egli vede il
peccatore ed è l'unico ad averne veramente compassione. Cristo si prende
cura del peccatore, se ne fa carico, lo cura e lo fascia. La locanda presso
la quale lo fa ospitare a sue spese potrebbe rappresentare la chiesa
cristiana, presso la quale il peccatore continua la sua "cura" sulla terra
fino al ritorno di Cristo.
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Per la Federazione Pagana

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo